Anguilla (Unagi うなぎ 鰻 ウナギ)

, Posted by japan web magazine at 10:46


Anche oggi, molte delle abitudini delle anguille restano misteriose, cosi` come le origini della particolare predilezione giapponese nel mangiarle, anche se si pensa che l’usanza risalga al periodo Nara. Le anguille sono citate anche nel Manyoshu --scritto con kanji diversi da quelli in uso oggi. In altri riferimenti letterari antichi, esse sono chiamate munagi, invece del moderno unagi; si ha inoltre testimonianza di pietanze a base di unagi in periodi antichi. Tuttavia la predilezione per le anguille si diffuse maggiormente nel periodo Edo, quando erano apprezzate come un rimedio contro la spossatezza della calura estiva, e come prelibatezza da accompagnare alle bevande. L’anguilla e` infatti ricca di nutrienti, specialmente proteine, ed e` molto saporita. Possiede inoltre una forza vitale tale da farla sopravvivere anche dopo che e`stata pescata, se ne viene mantenuta bagnata la pelle. Le anguille hanno una forma singolare, cosi` come gli strumenti utilizzati per la preparazione di queste creature scivolose e difficili da afferrare; strumenti che si sono evoluti in forme particolari meritandosi cosi` nomi come “cava-occhi” e “coltello per anguille”. Il coltello per anguille in particolare e` in grado di completare tutti i passaggi per preparare l’anguilla per la cottura: eliminazione degli occhi, eviscerazione, spellatura e cosi` via. Una meraviglia dai molti talenti!


















Solitamente, nella ragione del Kansai, le anguille vengono aperte a meta` lungo il dorso, mentre nel Kanto sono tagliate lungo il ventre; ma a Tokyo, citta` di tradizione marziale, le sgradevoli associazioni con la pratica dell’hara-kiri spinsero gli chef ad evitare il metodo del taglio del ventre, per preferire il metodo dell’apertura del dorso utilizzato nel Kanto. Diversamente a Osaka, la citta` piu` grande della regione del Kansai, si dice che l’espressione, “sbudellamento” abbia portato a preferire il metodo dell’apertura lungo il ventre. Esistono altre lievi differenze regionali nella preparazione: per esempio nel Kansai le anguille sono prima pulite e infilzate nello spiedo, poi arrostite; ma gli chef di Tokio aggiungono una fase di cottura al vapore. Quale metodo sia il migliore e` naturalmente questione di gusti individuali; in ultima analisi credo che siano le competenze e la filosofia di ciascun cuoco a determinare il gusto, piu` che le differenze dei metodi di preparazione.

Per esempio, come nel caso dei ristoranti di yakitori, si dice spesso che la salsa (tare) sia il fattore determinante della qualita` di un ristorante di anguille. La tare, in un certo senso, e` l’essenza stessa del gusto, la "ricetta segreta” del ristorante. Ma questa non e` una ricetta che puo` essere creata in un giorno. E’ la serieta`, la compiutezza, la solidita` della tradizione`e del ristorante costruita anno dopo anno, tramandata da un maestro all’altro. E’ il trucco che i cuochi casalinghi non possono sperare di imitare. Anche se attraverso la ripetizione, come discepoli di un maestro forgiatore di spade che modellano lama dopo lama, riuscissimo a destreggiarci nella pulitura, nella tecnica dello spiedo, nella cottura al vapore dell’anguilla, non potremmo mai penetrare i segreti del tare. Pur utilizzando la ricetta del ristorante, non riusciremmo a ricreare lo stesso sapore. Questo perche' il tare del ristorante ha assorbito l’umami -ovvero il sapore- di tutte le migliaia di anguille che vi sono state immerse. Pertanto potrebbe esserci un fondo di verita` nella leggenda che, in caso di incendio, la prima cosa che lo chef salverebbe dalle fiamme sarebbe il vaso che contiene il tare. Naturalmente il tare si esaurisce uso dopo uso, cosi` deve essere periodicamente reintegrato. Suppongo sia illogico pensare di poter gustare del tare invecchiato di decenni, ma c’e` un certo fascino in questa idea.

Nella parte ovest di Tokyo, a Ogikubo, la quarta stazione da Shinjuku sulla linea Chuo, si trova lo stimato ristorante di anguille Azumaya. Un pomeriggio, di recente, ho avuto l’onore di assistere a quel procedimento che culmina nell’adagiare l’anguilla nel recipiente laccato detto unagiju, nel quale e` servita in tavola. Di fronte ai miei occhi, lo chef ha dispiegato le sue tecniche con stile impeccabile, senza un solo movimento sprecato, e mentre procedeva un ricco aroma si diffondeva nell’aria. Che fumo fragrante! E il suono dello sfrigolio, che caricava l’attesa! La luce fioca e discreta delle braci ardenti … il passaggio occasionale di una brezza rinfrescante. Chiudendo gli occhi ed inspirando a pieni polmoni potevo immaginare di essere in una fiorente strada in piena attivita` del periodo Edo. Arrivato con pochi minuti di ritardo all’appuntamento mi e` stato dato il benvenuto dalla coppia sorridente che gestisce il Azumaya. Il ristorante non e` grande, ma al suo interno regna un’atmosfera calma e rilassante. Autografi e fotografie dei clienti abituali sono appese in modo informale alle pareti, vicino ad alcuni fiori disposti meravigliosamente dalle mani del chef e della moglie. Li ho seguiti un cucina per vederli lavorare. Nell’area di preparazione dei cibi alla sinistra dell’ entrata, vi era un gigantesco tagliere, e di fronte ad esso una pila di ceste nere, di una sessantina di centimetri di diametro, che contenevano svariate vivacissime anguille che si contorcevano.






"Molto bene, possiamo cominciare." Detto questo, lo chef ha tratto una splendida anguilla fuori dalla cesta, e rivolgendone la testa dal lato destro le ha inserito il “cava-occhi” nell’orbita, immobilizzandola. In un batter d’occhio, ha inserito il coltello nell’anguilla e ha cominciato a smembrarla. La sua abilita` consumata faceva sembrare tutto semplice, ma ho notato subito che si trattava dell’abilita’ di un’arte forgiata da lunghi anni di esperienza. Bang! C’era qualcosa di una bellezza ineffabile nel modo in cui batteva il coltello sul tagliere. Affondando il coltello rapidamente, senza aver bisogno che di uno o due movimenti per ogni operazione, in un attimo aveva tagliato l’anguilla in losanghe di una ventina di centimetri. Naturalmente le interiora sarebbero state variamente arrostite e utilizzate per la zuppa di fegato di anguilla, non si sarebbe mai sognato di gettarle via. Dopodiche`, ha infilzato l’anguilla nello spiedo. Parallelamente alla larghezza, dal lato vicino verso il lato piu` lontano, ha inserito lo spiedo nei pezzi oblunghi, infilzandone due alla volta. Anche questa era un’operazione che sarebbe risultata goffa nelle mani di un dilettante- lo spiedo non si infilerebbe bene, oppure perforerebbe l’anguilla in modo disordinato-- ma lo chef spingeva l’utensile dove doveva arrivare come se fosse il movimento piu` naturale del mondo.









Quindi l’arrostitura. Lo chef ha alimentato il fuoco incoraggiandolo con il ventaglio uchiwa. Valutando accuratamente il momento opportuno, ha bilanciato l’anguilla infilzata nello spiedo su due aste metalliche di supporto, al di sopra della griglia sulla brace, le aste leggermente piu` corte della lunghezza dello spiedo. Immediatamente si e` sprigionato uno sfrigolio, accompagnato da una nuvola di fumo. Molti ristoranti oggi utilizzano griglie elettriche per convenienza, ma lo chef del Azumaya impiega ancora la cottura alla brace, come fosse perfettamente naturale. Il calore dei tizzoni, che possono raggiungere la temperatura di 1000 gradi Celsius, da’ all’anguilla una delicata ma decisa arrostitura, mentre il grasso in eccesso cola sui carboni. Il calore, insieme al fumo che si leva dalla griglia, presto riempie tutta la cucina. “Durante l’estate non so quante volte al giorno devo cambiare la camicia, inoltre devo essere sicuro di assumere liquidi a sufficienza” mi ha detto affabilmente lo chef, senza fermarsi per un istante. Con il ventaglio uchiwa, convoglia aria fresca sulla griglia, e sempre controllando lo stato di arrostitura delle anguille, le gira e le rigira. Ripete questa operazione piu` e piu` volte. Sudavo leggermente, nonostante fosse una fresca giornata primaverile. Come puo` essere questa cucina in un caldo giorno d’estate? “i ventagli nuovi si consumano e si rompono immediatamente, commenta lo chef, muovendo ritmicamente il ventaglio uchiwa che lui stesso ha rinforzato a mano. " Flap, flap, e poco a poco le anguille si arrostiscono. Prima che me ne potessi rendere conto erano diventate bianche, con la pelle leggermente abbrustolita. Erano diventate “anguille bianche arrosto”, come si dice comunemente.





Successivamente, la cottura a vapore. Con tocco leggero, il maestro ha collocato l’anguilla arrostita in una pentola a vapore che era stata sistemata di fianco della graticola. Se l’arrostitura era parso un compito difficile, era pur sempre un gioco da bambini rispetto al dover valutare il tempo di cottura al vapore, che varia a seconda della stagione, della temperatura, e dalla condizione delle anguille stesse. Tutte queste sono tecniche professionali. Oggi, la cottura a vapore avrebbe richiesto circa 10 minuti. Lo chef ha tolto l’anguilla dalla pentola a vapore e si e` apprestato a rimetterle sulla griglia per la seconda rosolatura. Questa volta e` diverso: saranno arrostite con il tare. Con cura, lo chef ha adagiato ciascun spiedino nel vaso del tare finche' i pezzi di anguilla non ne sono interamente immersi, la salsa che quasi gli bagna le dita. Poi, ancora sul fuoco della griglia. Su... uno sfrigolio, e tutt’intorno alla graticola si e` sprigionato un aroma profondamente familiare, dolce e fragrante. Rigirando le anguille, lo chef le ha immerse piu` volte nel tare, poi le ha rimesse diverse volte sul fuoco, finche' finalmente non sono state pronte. Dopo che sua moglie aveva riempito di riso la scatola unagiju, lo chef ha versato il tare con un mestolo dentato che ha fatto a mano, dopodiche` ha rimosso gli spiedini e disposto i pezzi di anguilla sul riso. Il piatto e` pronto. Un’efficientissima collaborazione tra marito e moglie!



I piatti a base di anguilla sono di solito serviti con i sottaceti oshinko, una pietanza importante nei menu dei ristoranti di anguille da tempo immemorabile. (da Azumaya gli oshinko non sono assolutamente da perdere!)






Finita la mia osservazione, lo chef e sua moglie mi hanno servito un pasto completo, incluso le interiora arrosto e la zuppa di fegato di anguilla (e anche la birra!).

L’anguilla era cosi` tenera che i bastoncini l’hanno quasi trapassata da parte a parte mentre ne portavo un boccone, completo di riso, alla bocca.

「!!!」

Una gioia che mi ha lascito senza parole si e` diffusa dalla punta della lingua a tutto il corpo. L’anguilla squisitamente arrostita, ne' troppo dolce ne' troppo piccante; il tare saporitissimo; il riso bianco e morbido... Nel momento in cui ho assaggiato il primo boccone un’inesprimibile sinfonia di umami, dolcezza e fragranza si e` diffusa nel palato. Poi, mentre scivolava giu` per la gola, gioia e soddisfazione si sono diffusi in tutto il corpo.. E’ stato un momento di estasi suprema. Ho gustato i sottaceti, sorseggiato la birra, e ho conversato con lo chef e sua moglie del piu` e del meno. Il pomeriggio di primavera e` trascorso lentamente, lasciandomi una forte impressione nel cuore.




Ricevere cibo e` ricevere vita. Non importa quanto gli ingredienti di una pietanza siano diventati irriconoscibili, e` certo che prima fossero vivi. Riceviamo la vita in forme diverse, sia essa animale o vegetale: mammiferi, pesci, uccelli, verdure, funghi... E’ questo il destino di ogni cosa vivente? In ogni caso e` cruciale rendersi conto di questo, e non dimenticare di esserne grati. In questa era della sazieta`, in cui siamo spinti a consumare come se fosse una modo per guadagnarsi merito spirituale, in un’epoca in cui le cose piu`; grandi e piu` nuove sono quasi un valore in se', le parole del maestro del Azumaya “sto solo facendo una cosa ovvia in modo ovvio”, se da una parte esprime modestia, dall’altra risuona nel cuore come appassionata. “Fare la cosa ovvia in modo ovvio”, non e` per niente cosa facile. Solo come chi “fa la cosa ovvia in modo ovvio” come principio puo` sapere, in u certo senso, pur significare una strada lunga e tortuosa. Ma non sto solo immaginando che, quando incontriamo persone con un cuore tale, persone con sguardi semplici, il nostro cuore viene incoraggiato. E’ cosi` che mi sento ora: non posso smettere di pensare “Voglio vivere semplicemente”.


Il ristorante Azumaya e` a sette minuti a piedi dalla stazione della JR e della metro di Ogikubo. Prendete l’uscita Nord, oltrepassate la rotatoria degli autobus e camminate sulla vostra desta sulla Ome_kaido (verso Shinjuku) per circa 150 metri. Prendete il vicolo sulla vostra sinistra, camminate per trenta metri, poi girate e destra. Continuate a camminare per altri 150 metri, e sulla vostra destra troverete il Azumaya, dove potrete provare il gusto che il maestro ha perfezionato negli ultimi 47 anni.



















































Azumaya

Open: 11:30 às 14:00 pm, 17:00 pm às 20:00 pm

Fecho: terça-feira

2-3-13 Amanuma Suginami-ku, Tokyo Japan

03-3392-5232